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martedì 7 novembre 2017

Proteste d’Al Hoceima marocchina dalla morte di Fikri al “sisma politico”, tra risposte dello Stato e tentativi di discordia

La città marocchina Al Hoceima è stata scossa nell'ottobre 2016 dalla tragedia del trentenne Mohcine Fikri, pescivendolo morto in un camion dell’immondizia dopo la confisca della sua merce dalle autorità. Un evento all'origine di un vasto movimento sociale nella città e provincia.
Un anno dell’Hirak:
Il 28 ottobre 2016, dopo la confisca della sua merce - del pesce spada - proibito di pesca durante questo periodo, il pescivendolo Mohcine Fikri e altri giovani sono saltati sul camion dell’immondizia dove gettato il pesce. Poco dopo, mentre gli altri sono riusciti a saltare dal camion, Mouhcine è accidentalmente deceduto.
La notte del 29 ottobre 2016, delle manifestazioni di protesta scoppiano ad Al Hoceima sulle circostanze della morte di Fikri. Su Istruzioni del Re Mohammed VI, una indagine urgente è stata aperta il giorno dopo per accertare le circostanze e le responsabilità.
Durante i mesi di novembre e dicembre, le manifestazioni continuano ed assumono la forma di un movimento sociale “Hirak” confuso, che rifiuta, tra l’altro, le istituzioni locali, regionali e nazionali, i partiti politici, sindacati, ONG e associazioni …, ma rivendica soprattutto di proseguire i responsabili della morte di Fikri e chiede l'abrogazione del decreto di 1958 che faceva di Al Hoceima una zona militare, tale decreto ritenuto dal governo abrogato già nel 1959, quindi inesistente.
Fra le altre rivendicazioni: la costruzione di un'autostrada, l'accelerazione del cantiere in corso della superstrada Taza - Al Hoceima, l'allargamento dell'aeroporto della città, e l'apertura di nuove linee aeree, la costruzione di un'università pluridisciplinare, di un ospedale, di un centro d'oncologia e di dispensari di prossimità.
Il 26 marzo 2017. Una manifestazione non autorizzata a Imzouren si trasforma in disordini violenti tra le forze dell’ordine ed i manifestanti. Alcuni di quest'ultimi bruciano una residenza della polizia. Quattordici dimostranti arrestati.
27 aprile, nel caso della morte di Fikri, sono stati condannati sette imputati da 5 ad 8 mesi di carcere.
15 maggio. I partiti della maggioranza al parlamento sono stati convocati dal Ministro dell’Interno Abdellatif Laftit e hanno segnalato, tra l’altro, che l’Hirak avrebbe avuto finanziamenti esteri e avrebbe illustrato rivendicazioni separatiste.
18 maggio. La posizione della maggioranza è percepita come una provocazione da Nasser Zafzafi, il capo dell’Hirak, che invita ad una marcia ad Al Hoceima. Decine di migliaia di abitanti sfilano nella città con bandiere attribuite al defunto AbdelKrim Al Khattabi che risalgono alla molto discussa “repubblica delle tribù di Rif” nel periodo coloniale spagnolo del 1921. È molto curioso di non sventolare la bandiera nazionale marocchina nelle manifestazioni dell’Hirak. Anche in questo appuntamento ribadiscono le loro rivendicazioni sociali ma confutano le accuse di separatismo.
26 maggio. È venerdì, Nasser Zafzafi entra alla moschea Mohammed V d’Al Hoceima con suoi compagni, provoca distorni, disturba la preghiera collettiva di un centinaio di persone offendendo l’Imam che guidava la preghiera in piena predica. Molti fedeli abbandonano la moschea e Zafzafi improvvisa un comizio e con atteggiamenti enfatici dichiara di essere pronto non solo all’arresto, ma anche al martirio.
Zafzafi riesce a sfuggire ai poliziotti venuti ad interpretarlo, visto la gravità dell’ostilità contro la moschea, l’imam e le persone che stavano pregando, sarà arrestato quattro giorni dopo in compagnia di altri attivisti. Sono oggi accusati per il tentato alla sicurezza interna dello Stato e di altre accuse ai sensi del codice penale.
11 giugno. Una grande marcia è stata organizzata a Rabat in sostegno alle rivendicazioni socioeconomiche degli abitanti dell’Al Hoceima. 50.000 partecipanti secondo gli organizzatori.
25 giugno. Il Re Mohammed VI ordina un'indagine condotta dai ministeri dell'Interno e delle Finanze sui ritardi del mega progetto di sviluppo “Al Hoceima Manarat Al Moutwassit” (Al Hoceima Faro del Mediterraneo), lanciato dal Sovrano nel 2015 ben prima delle manifestazioni di Al Hoceima ed il decesso accidentale di Mohcine Fikri.
Nel comunicato del Palazzo Reale era scritto che “all’inizio dei lavori del Consiglio di ministri, Sua Maestà il Re ha fatto partecipe il governo e i ministri interessati per il programma Al Hoceima Faro del Mediterraneo della sua delusione, della sua insoddisfazione e della sua preoccupazione sulla non-realizzazione entro le scadenze dei progetti previsti nel quadro di questo grande programma di sviluppo, la cui firma si è svolta sotto la presidenza effettiva del Sovrano nell’ottobre 2015 a Tetuan”. I ministri sono stati chiamati ad assumersi le loro responsabilità.
Tolleranza zero da parte del Re in merito ai progetti non portati a termine, e istruzioni ai ministri degli Interni e delle Finanze affinché l’Ispettorato generale dell’Amministrazione territoriale e l’Ispettorato generale delle Finanze conducano le inchieste e le indagini necessarie sulla non-realizzazione dei progetti programmati, si risalga alle responsabilità e si presenti una relazione in materia nei tempi brevissimi.
Il Re revoca le ferie estive ad alcuni ministri per dedicarsi ai problemi dell’Al Hoceima.
20 luglio. Una manifestazione dell’Hirak ad Al Hoceima, proibita dalle autorità, è andata male. Scontri tra le forze dell'ordine e i dimostranti. Si deplora centinaia di feriti fra i poliziotti ed i dimostranti. La manifestazione si coincide con la festa religiosa Eid El Fitr (festa della fine del mese di digiuno di Ramadan).
29 luglio. Nel 18mo anniversario della festa del Trono, il Re Mohammed VI critica vivamente  l'amministrazione pubblica ed i partiti politici, facendo cadere sui responsabili incompetenti i ritardi della realizzazione dei progetti di sviluppo. È dunque indispensabile legare la responsabilità al resoconto conformemente alla Costituzione. Il Re Saluta il lavoro e gli sforzi svolti dai servizi della sicurezza ad Al Hoceima.
30 luglio, 36 detenuti dell’Hirak, di cui la studentessa Silya Ziani e Mohamed El Hilali il direttore del sito Rifpresse, beneficiano di una Grazia Reale. Nasser Zafzafi, Nabil Ahamjiq e di altri capi del movimento restano in prigione.
24 ottobre 2017, il rapporto della Corte dei Conti sottolinea che le indagini confermano l'esistenza di molte disfunzioni registrate nel periodo del governo precedente e ha rivelato che molti settori ministeriali e enti pubblici non hanno onorato i loro impegni nell'attuazione dei progetti e che le spiegazioni che hanno fornito non giustificano il ritardo nell'esecuzione di questo programma di sviluppo. Jettou fa sapere, però, che non è stata nessuna frode né malversazione, ma solo negligenze inaccettabili, spiegazioni non convincenti e manovre usate non adeguate.
I risultati e le conclusioni del rapporto hanno mostrato che, dopo le alte Istruzioni del Re in occasione del Consiglio dei Ministri tenutasi il 25 giugno 2017, una nuova dinamica è stata registrata al livello della mobilizzazione dei vari partner, e un progresso considerevole è stato realizzato al livello dell'attuazione dei progetti.
In questo contesto, il Sovrano, pur rallegrandosi per gli sforzi fatti dal governo attuale in attesa di accelerare l'attuazione dei progetti programmati, ha dato i suoi alti orientamenti per trarre le lezioni dalle difficoltà che ha incontrato “Al Hoceima Manarat Al Moutawassit” per evitare le disfunzioni e gli ostacoli che potrebbero ostacolare la realizzazione dei cantieri di sviluppo nelle varie regioni del Regno.
Il Re Mohammed VI ha anche ribadito le sue alte istruzioni per adottare tutte le misure organizzative e regolamentari volte a migliorare la gestione amministrativa e territoriale ed interagire in modo positivo con le rivendicazioni legittime dei cittadini, nel rispetto rigoroso della legge e dello Stato di diritto.
24 ottobre 2017. Terremoto politico: Sulla base della relazione di Driss Jettou presidente della Corte dei Conti, il Re Mohammed VI revoca la nomina - per il ritardo intrapreso nell'esecuzione del programma di Al Hoceima Manarat Al Moutwassit -  ai ministri Mohamed Hassad, attuale ministro dell’Educazione nazionale, ex ministro dell’Interno all'epoca dei fatti; Nabil Benabdallah, ministro dell’Abitazione; Houssaine El Ouardi, ministro della Sanità nel governo Benkirane; Larbi Bencheikh, Segretario di Stato alla Formazione Professionale, Direttore dell’OFPPT all'epoca dei fatti; Ali Fassi Fihri, Direttore generale dell’Ufficio Nazionale dell’Elettricità e dell’Acqua potabile (ONEE).
È stata notifica la non soddisfazione del Sovrano e la decisione di non affidare mai future missioni ai seguenti responsabili nell’ex governo di Benkirane: Rachid Belmokhtar, ministro dell'Educazione nazionale; Lahcen Haddad, ministro del Turismo; Lahcen Sekkouri, ministro della Gioventù e dello Sport; Amine Sbihi, ministro degli Affari Culturali; Hakima El Haité, Segretario di Stato all'Ambiente; Oltre a 14 alti responsabili amministrativi pubblici.
Nella stessa occasione il Re Mohammed VI ha incaricato il ministro dell’Interno per condurre le indagini necessarie, a livello nazionale, sui responsabili che dipendono dal suo dicastero nell’amministrazione territoriale; in aggiunta a questo ha impartito ulteriori indicazioni al presidente della Corte dei conti per esaminare e valutare l’azione dei Consigli regionali d’investimento.
25 ottobre, Nabil Amahjiq detenuto a Casablanca apprezza molto la decisione del Re Mohammed VI nel revocare la nomina di alcuni ministri e dichiara di smettere il suo sciopero della fame iniziato prima.
28 ottobre, il leader dell’Hirak Nasser Zafazafi, detenuto a Casablanca anche lui, apprezza la decisione del Re e chiede perdono e Grazia Reale.
Da notare che Hirak ha avuto un eco e larga partecipazione nei primi mesi grazie alla tolleranza delle autorità marocchine. Però aveva abusato delle sue rivendicazioni socioeconomiche usando i bambini e ragazzi minorenni nelle manifestazioni, ed oltre ai disturbi notturni creati, ha abusato delle rivendicazioni legittime deviando il discorso verso un altro versante tutto estraneo dagli abitanti dell’Al Hoceima, dando spazio al tentativo di destabilizzare l’ordine pubblico. Le rivendicazione separatiste orchestrate da alcuni smarriti in Belgio, Spagna, Olanda e Germania che non avranno mai successo in nord del Marocco, sono ben la prova.
Da non escludere la manipolazione straniera delle proteste ad Al Hoceima, perché sono stati pubblicati diversi infondati articoli anche in Italia dove si registra l’impronta di una stessa “stilografica” di sedicenti giornalisti e persone sempre pronte a tentare invano di macchiare l’immagine del Marocco per frammentare la sua unità territoriale.

Da considerare che il Hirak (movimento) è stato solo nella città dell’Al Hoceima e provincia e non in tutto il Rif come si confondano diverse fonti in Italia, e che le sue rivendicazioni sono esclusivamente socioeconomiche sostenute da tutti i marocchini. 

mercoledì 25 ottobre 2017

“Al Hoceima Manarat Al Moutawassit”: Il Re Mohammed VI revoca 4 ministri, rimprovera 5 ex ministri, e rimuove 15 alti responsabili

Il Re Mohammed VI del Marocco ha ricevuto, ieri martedì 24 ottobre 2017, nel Palazzo Reale a Rabat, il Presidente della Corte dei Conti, Driss Jettou, in presenza dei due ministri dell’Interno e dell'Economia e Finanze. In quest'udienza, Driss Jettou, ha presentato al Sovrano le conclusioni di un rapporto sul progetto di sviluppo “Al Hoceima Manarat Al Moutawassit”.
Tale ricevimento, la presentazione del rapporto e le misuri successivamente annunciate sono ben separati dal contesto delle proteste che ha vissuto, negli ultimi mesi, la città marocchina Al Houceima.
La Corte dei Conti è una istituzione nazionale, ben riconosciuta di forte neutralità e di una oggettività innegabili, ha aperto l’indagine ordinata dal Sovrano quando il mega progetto di sviluppo della città del nord non è stato avviato nelle scadenze richieste.
Driss Jettou, quindi, ha confermato ciò che c'era nel rapporto degli ispettorati dei due ministeri, rimessi al Re il 2 ottobre scorso, sottolineando che le indagini confermano l'esistenza di molte disfunzioni registrate nel periodo del governo precedente e ha rivelato che molti settori ministeriali e enti pubblici non hanno onorato i loro impegni nell'attuazione dei progetti e che le spiegazioni che hanno fornito non giustificano il ritardo nell'esecuzione di questo programma di sviluppo.
Per quanto riguarda la gestione del progetto, la Commissione Centrale di Controllo, composta dai responsabili governativi interessati, si è riunita solo una volta nel febbraio 2017, cioè 16 mesi dopo la firma della convenzione del mega progetto, nel momento in cui la Commissione Locale di Controllo, presieduta dal governatore della provincia di Al Houceima, ha dimostrato la sua incapacità di mobilitare ed incoraggiare i vari partner e di avviare il progetto.
Il rapporto aggiunge che dinanzi all'inosservanza degli impegni ed il ritardo nel lancio dei progetti, alcuni settori interessati hanno trasferito una parte dei loro contributi finanziari all'Agenzia di Sviluppo delle Province del Nord per non assumere le loro responsabilità.
E considerando l'importanza di questo programma di sviluppo, e di diversi partner, era necessario che il governo e la commissione ministeriale assumono la missione di controllo diretto, su iniziativa del ministero dell'interno, in particolare durante la sua fase di lancio.
Trattandosi dell'esecuzione dei progetti programmati, si è constatato un grande ritardo nel lancio dei progetti, peggio ancora la grande maggioranza di questi progetti non era stata neppure iniziata, con l'assenza di iniziative concrete da parte di alcuni partner interessati per il loro lancio effettivo.
Però Jettou fa sapere che non è stata nessuna frode né malversazione, ma solo negligenze inaccettabili, spiegazioni non convincenti e manovre usate non adeguate, come nel trasferimento dei budget.
Il comunicato del Palazzo Reale di ieri evoca l'articolo della Costituzione che prevede il resoconto degli alti responsabili dello Stato e dell'amministrazione, ed indica le misure seguenti: Revoca di incarico a: Mohamed Hassad, attuale ministro dell’Educazione nazionale, dell'insegnamento superiore, della Ricerca Scientifica e della Formazione Professionale, ex Ministro dell’Interno all'epoca dei fatti; Nabil Benabdallah, ministro dell’Abitazione, dell'Urbanismo e della Politica della Città; Houssaine El Ouardi, ministro della Sanità nel governo Benkirane; Larbi Bencheikh, Segretario di Stato alla Formazione Professionale, Direttore dell’OFPPT all'epoca dei fatti; Ali Fassi Fihri, Direttore generale dell’ONEE.
È stata notifica la non soddisfazione del Sovrano e la decisione di non affidare mai future missioni ai seguenti ex responsabili nel governo di Benkirane: Rachid Belmokhtar, ex ministro dell'Educazione nazionale; Lahcen Haddad, ex ministro del Turismo; Lahcen Sekkouri, ex ministro della Gioventù e dello Sport; Amine Sbihi, ex ministro per gli Affari Culturali; Hakima el Haité, ex Segretario di Stato all'Ambiente. Oltre a 14 alti responsabili amministrativi pubblici.
Le sanzioni annunciate dipendono dal rapporto tra il resoconto e della responsabilità, principio consacrato dalla Costituzione marocchina e non rispondono a nessuna logica politica e si iscrivono in una pratica puramente amministrativa, si tratta, quindi, di disfunzioni e di debolezze d'ordine esecutivo dei membri del governo e che non hanno, tuttavia, legami con l’aspetto finanziario del progetto.
Nella stessa occasione il Re ha incaricato il Capo del Governo, Saad Eddine Al Otmani di presentare proposte di nomina di nuovi responsabili governativi.
D'altra parte, i risultati e le conclusioni del rapporto della Corte dei Conti hanno mostrato che, dopo le alte istruzioni del Re in occasione del Consiglio dei Ministri tenutasi il 25 giugno 2017, una nuova dinamica è stata registrata al livello della mobilizzazione dei vari partner, e un progresso considerevole è stato realizzato al livello dell'attuazione dei progetti.
In questo contesto, il Sovrano, pur rallegrandosi per gli sforzi fatti dal governo attuale in attesa di accelerare l'attuazione dei progetti programmati, ha dato i suoi alti orientamenti per trarre le lezioni dalle difficoltà che ha incontrato il programma di sviluppo “Manarat Al Moutawassit” per evitare le disfunzioni e gli ostacoli che potrebbero ostacolare la realizzazione dei cantieri di sviluppo nelle varie regioni del Regno.
Il Re Mohammed VI ha anche ribadito le sue alte istruzioni per adottare tutte le misure organizzative e regolamentari volte a migliorare la gestione amministrativa e territoriale ed interagire in modo positivo con le rivendicazioni legittime dei cittadini, nel rispetto rigoroso della legge e dello Stato di diritto.
È di notorietà pubblica che il Re Mohammed VI, dalla sua intronizzazione  nel 1999, vigila personalmente i progetti lanciati, adottando un approccio specifico basato sull'efficienza, l'efficacia e la velocità nell'esecuzione, ed il rispetto rigoroso degli impegni.
In questo contesto, il Sovrano ha dato le sue alte istruzioni al Ministro dell’Interno per condurre le indagini necessarie a livello nazionale sui responsabili che dipendono dal suo ministero  nell'amministrazione territoriale e ha, inoltre, dato i suoi alti orientamenti al presidente della Corte dei Conti per esaminare e valutare l'azione dei Consigli Regionali d'Investimento.


mercoledì 28 giugno 2017

Governo non ha realizzato mega progetti di sviluppo ad Al Hoceima. Il Re Mohammed VI ordina inchiesta immediata



Al primo Consiglio dei ministri del governo El Othmani, dopo le elezioni legislative dell’ottobre 2016, l'Esecutivo marocchino si fa rigorosamente tirare gli orecchi. I termini del comunicato della Casa Reale, del Protocollo e della Cancelleria, la cui lettura è stata data sabato da Abdelhak Lamrini, portavoce del Palazzo Reale, sono una fermezza all'indirizzo dei membri del governo. Questo comunicato ha messo, tra l’altro, la città Al Hoceima in testa delle preoccupazioni del Re Mohammed VI.
 “All'inizio dei lavori di questo Consiglio, la Sua Maestà il Re ha fatto parte al governo ed ai ministri interessati dal programma “Al Hoceima Manarat Al Moutawassit” (Al Hoceima Faro del Mediterraneo), in particolare, della sua delusione, della sua insoddisfazione e della sua preoccupazione sulla non-realizzazione nei scadenze prescritte dei progetti previsti nel quadro di questo mega programma di sviluppo la cui firma si è svolta sotto la presidenza effettiva del Sovrano nell'ottobre 2015 a Tetuan”, precisa, infatti, il comunicato.
I ministri sono sommati di prendersi le loro responsabilità. Ben prima delle manifestazioni di Al Hoceima ed il decesso accidentale del venditore ambulante di pesce Mohcine Fikri nell’ottobre scorso, un programma di sviluppo della città è stato firmato nel 2015 dinanzi al Re.
Questo programma non è stato realizzato. Un numero dei ministri desiderano, senza dubbio, presentare progetti al Sovrano, ma passata la fase inaugurale, non garantiscono più il seguito dei progetti e fanno visibilmente prova di una mancanza di rigore palese nella montatura dei progetti. Ne attesta quest'ingiunzione del Capo dello Stato: ci vuole “presentare dinanzi alla Sua Maestà solo i progetti e le convenzioni che rispondono a tutti i criteri di realizzazione, che sia per il regolamento della base fondiaria, il finanziamento, o la realizzazione degli studi, affinché il lancio effettivo dei lavori sia realizzato entro un termine ragionevole”, precisa il comunicato.
Come non comprendere l'irritazione del Re davanti ai ministri che annunciano progetti che non realizzano? Ministri che dicono e non fanno. Ministri che invocano tanti espedienti per giustificare i ritardi ed i freni che bloccano la conclusione dei progetti entro i termini inizialmente annunciati. Come se uno studio serio non era tale da anticipare i vari ostacoli.
Uno dei progetti emblematici degli effetti dell’annuncio e dei ritardi nella realizzazione dei programmi ad Al Hoceima è la superstrada Taza - Al Hoceima, di un centinaio di chilometri, per accelerare lo sviluppo della città. La convenzione di questo progetto è stata firmata nel 2010 ed il completamento dei lavori annunciato dovrebbe essere per ottobre 2017… Ciò è l'avviso “teorico”, ma nei fatti, occorrerà attendere ancora altri due anni prima di sperare di vedere quest'asse vitale completato.
Il comunicato esprime ormai la tolleranza zero riguarda i progetti non portati a termine in senso che il Re Mohammed VI ha dato istruzioni ai Ministri degli Interni e Finanze affinché l'Ispettorato generale dell'amministrazione territoriale al ministero dell'Interno e l'Ispettorato generale delle Finanze conducano le inchieste e le indagini necessarie sulla non-realizzazione dei progetti programmati, determinare le responsabilità e presentare una relazione in materia nei tempi brevissimi.
Ci sarà dunque un seguito e forse delle sanzioni in relazione ai portatori di progetti non realizzati. Resta ai membri dell'Esecutivo loro una sessione di recupero per assumersi la loro responsabilità ed applicare i programmi annunciati dai loro dipartimenti rispettivi.
I partiti politici in crisi
In un’altro passaggio del comunicato del Palazzo Reale è scritto: Il Re ha altresì messo l'accento sulla necessità di evitare la politicizzazione dei progetti sociali e di sviluppo realizzati o il loro sfruttamento a fini stretti.
Su un altro lato, da considerare che i partiti politici marocchini sono stati messi a nudo dalle manifestazioni ad Al Hoceima. Le manifestazioni riguardano appunto rivendicazioni per lo sviluppo locali economico, sociale e culturale, tematiche che tutti i politici avevano illustrato già nei loro “programmi di propaganda politica” durante le elezioni locali, regionali e nazionali.
Nessun partito era al livello di questi avvenimenti che toccato la metà della provincia dell’AlHoceima. Tutti hanno mostrato i loro limiti, la carenza nell’inquadramento della popolazione. Più grave ancora, le manifestazioni hanno permesso di vedere posizioni contraddittrici tra le direzioni nazionali dei partiti e le loro antenne locali. Mentre la centrale condannava, la sezione locale sosteneva, e viceversa.
L’Esecutivo marocchino guidato da Saad Eddine El Othmani del partito della Giustizia e dello Sviluppo (PJD) e da vari partiti politici di orientazioni diverse, comunisti, socialisti e liberali.
Rimane ora da sapere se i ministri riusciranno nella loro sessione di recupero e riacquisteranno il tempo perso mostrandosi pragmatici ed efficaci. Speriamo! Inchaa Allah!

Marocco esige Olanda l’estradizione di narcotraffico internazionale



Sabato 24 giugno è stato un fulmine a ciel sereno nelle relazioni tra Marocco e Paesi Bassi. Rabat ha deciso di richiamare il suo ambasciatore a L'Aia per consultazione. Al centro di questa crisi diplomatica: Said Chaou, un noto narcotrafficante maroco-olandese, sospettato dalle autorità marocchine di finanziare e sostenere un piano logistico di alcuni ambienti nel Rif in nord del Marocco. Dopo molti mesi di scambi con le autorità olandesi, Rabat ha deciso di alzare il tono sul caso di questo narcotrafficante che è oggetto di due mandati di arresto internazionali emessi dalla giustizia marocchina, uno per “associazione a delinquere” nel 2010 e l'altra per “traffico internazionale di stupefacenti” nel 2015.
Cosi sottolinea un comunicato del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale marocchino (MAEC): “Nel corso degli ultimi due giorni, dei contatti hanno avuto luogo tra le autorità marocchine ed olandesi, al livello dei capi di governo e dei ministri degli Affari Esteri sulle attività di un noto trafficante d'origine marocchina residente nei Paesi Bassi”.
La MAEC segnala che informazioni precise sono state comunicate, da molti mesi, alle autorità olandesi, sull'implicazione di questo trafficante nel finanziamento ed il sostegno logistico ad alcuni ambienti al nord del Marocco.
“Il Marocco che, su domanda insistente dell'UE e dei Paesi Bassi, ha sempre cooperato lealmente nel settore della lotta contro il traffico di droga, non può tollerare che un trafficante notorio, di cui è riuscito a svuotare le risorse, agisca per ricreare una situazione favorevole alle sue attività criminali”, indica il comunicato del MAEC, aggiungendo che “il Marocco si riserva il diritto di trarre tutte le conseguenze ed implicazioni che si impongono al livello delle relazioni bilaterali e di adottare le misure in particolare politiche e diplomatiche necessarie”.
Il Marocco ha deciso, a questo proposito, di richiamare immediatamente, per consultazione, il suo ambasciatore a L'Aia. “Il Regno esaminerà l'opportunità del suo ritorno in posto in funzione dell'evoluzione di questo dossier”, conclude il comunicato.
Nato nel 1967 nella provincia di Al Hoceima, Said Chaou emigra nei Paesi Bassi negli anni 1980 e fa fortuna nel traffico di droga. Con altri immigrati della stessa zona di provenienza, apre coffee-shops a Roosendaal, luoghi dove si può consumare Hashish senza essere preoccupato dalla polizia poiché il suo consumo è tollerato dalle autorità olandesi. Negli anni 2000, ritorna in Marocco per investire nel turismo ma anche per lanciarsi in politica. Nel 2007, è eletto deputato sotto i colori del partito Al Ahd (sciolto dopo nel Partito Autenticità e Modernità, PAM), ma non porterà a termine il suo mandato, a causa di un mandato di arresto giudiziario pronunciato contro lui.
Secondo gli investigatori, in associazione con un suo ex vicino della zona Geezellelaan a Roosendaal, Najib Azaimi, Said Chaou ha realizzato, fino ad aprile 2010, molte spedizioni marittime di resina di cannabis a destinazione delle coste spagnole. Le quantità trasportate variavano da 3000 a 3200 kg a bordo di uno Zodiac di sua proprietà.
Nel maggio 2010, la polizia di Nador sequestra 7,5 tonnellate di Hashish che erano pronte ad essere spedite all'estero dai due uomini. Najib Azaimi è catturato e condannato. Said Chaou, però ha lasciato il Marocco per rifugiarsi nei Paesi Bassi, approfittando dell'assenza di una clausola nella convenzione che lega i due paesi sull'estradizione di cittadini olandesi verso il Marocco. La rete mafiosa sarebbe anche implicata in un omicidio con premeditazione contro Mohamed Azaimi, cugino dello stesso Najib Azaimi.