lunedì 28 maggio 2018

Marocco sempre con Palestina. Il Re Mohammed VI dà ordine alle FAR per aprire un ospedale da campo a Gaza


Il Marocco conferma il suo impegno solidale verso i palestinese, cosi a seguito alle aggressioni israeliane al confine di Gaza e che sono già costate oltre 50 morti e 1.500 feriti, il Re del Marocco, Mohammed VI ha dato disposizione alle Forze Armate Reali (FAR) di aprire un ospedale da campo medico-chirurgico nella Striscia di Gaza, in territorio palestinese. Lo ha reso noto il ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale marocchino (MAECI), informando che l’obiettivo è prodigare le cure necessarie alle vittime civili degli avvenimenti recenti sopraggiunti a Gaza.
Intervenendo in questo mese consacro di Ramadan, l’azione è “in linea diritta con gli impegni storici e costantemente rinnovati del sovrano per la causa palestinese e illustra la solidarietà con il popolo palestinese fratello”, si legge nel comunicato del MAECI.
Nei giorni scorsi, il Re Mohammed VI, nella sua qualità di Presidente del Comitato Al Qods, aveva reiterato al Presidente palestinese, Mahmoud Abbas, suo “pieno impegno e suo franco sostegno alla nobile causa ed ai diritti legittimi del popolo palestinese fratello”.
Il Sovrano marocchino aveva, tuttavia, riaffermato il suo rigetto del trasferimento dell'ambasciata americana ad Al Qods, sottolineando che  questo passo unilaterale è contrario al Diritto internazionale ed alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza e aveva reiterato, inoltre, l'impegno fermo del Marocco a continuare di operare con l’amministrazione americana affinché questa ultima adotti una posizione equilibrata per rilanciare il processo di pace tra palestinesi ed israeliani.
Marocco aveva condannato vivamente l'utilizzo eccessivo della forza contro i civili palestinesi disarmati, riaffermando il suo rigetto totale di questo comportamento contrario al Diritto internazionale.

lunedì 14 maggio 2018

La principessa marocchina Lalla Hasnaa dal Women's Forum Canada: “La voce delle donne deve essere sentita”


Toronto - Il potenziale trasformatore della leadership femminile è “una carta grande vincente nell'azione globale per il clima. Le donne lo testimoniano ogni giorno, per il loro impegno, la loro perseveranza e le loro realizzazioni sul campo” ha sottolineato, giovedì 10 maggio, la principessa marocchina Lalla Hasnaa, presidentessa del Fondazione Mohammed VI per la protezione dell'ambiente, in un'allocuzione presentata nella conferenza Women's Forum che si è tenuta dal 10 al 11 maggio a Toronto, in Canada sotto il tema: “Colmare il fossato: un appello al G7 per un progresso inclusivo”.
La sorella del Re Mohammed del Marocco ha preso parte alla seduta plenaria, in una platea gremita da circa 700 leader, uomini e donne, dei paesi del G7, di cui il tema era “lavorare insieme sul cambiamento climatico, gli oceani e l'energia”, e durante la quale la leader africana nella lotta per l’ambiente ha pronunciato un discorso impegnativo mettendo in evidenza il ruolo della madre come attore del cambiamento. Ha reso anche un vivo e sostenuto omaggio alla lotta delle donne del Sud del mondo, in particolare quello condotto dalla donna africana.
Lalla Hasnaa ha, inoltre, ricordato che il Marocco è impegnato oggi nei cantieri promettenti ed inediti di sviluppo delle energie pulite, di protezione del litorale e di salvaguardia degli ecosistemi fragili, particolarmente gli oasi”.
La principessa ha tuttavia sottolineato “la fortuna” del Marocco di beneficiare di un quadro legale ed istituzionale sempre più favorevole alla causa ambientale. “Il Marocco si è dotato altresì di una Carta nazionale avanzata in questi settori. E l'interesse dei cittadini per la questione climatica è crescente senza tregua, particolarmente dalla presidenza marocchina della COP22 a Marrakech nel 2016”, ha sostenuto.
La voce delle donne deve essere sentita. È un'esigenza di giustizia e di uguaglianza. È anche un imperativo d’efficacia, perché l'esperienza mostra che nessuno progresso inclusivo o duraturo può accadere senza le donne che siano attrici e beneficiarie.
Lalla Hasnaa ha affermato di condurre, sia come madre o attraverso la Fondazione Mohammed VI per la protezione dell'ambiente, un lavoro d’educazione e di sensibilizzazione al servizio dello sviluppo duraturo volto in modo prioritario ai bambini ed ai giovani: “Conduciamo instancabilmente il nostro lavoro d’educazione e di sensibilizzazione di tutti, bambini, adulti, organizzazioni, società civile, enti pubblici. E noi abbiamo sempre la ferma convinzione che alla fine dello sforzo, riusciremo la nostra scommessa”.
Nello stesso evento Lalla Hasnaa ha assistito ad un incontro intitolato “azioni climatiche inclusive: resoconti delle prime linee”, dove è stata chiarita l'importanza della lotta contro le irregolarità climatiche e la necessità della coniugazione degli sforzi per arrivare ai risultati concreti per il benessere del pianeta e dell'umanità.
A Toronto, dove il Women's Forum Canada fa sentire la sua voce formulando delle raccomandazioni che va trasmettere al G7, la Principessa Lalla Hasnaa ha portato così il messaggio della sua Fondazione e del suo paese in favore dello sviluppo duraturo.
Leader riconosciuta nel mondo per il suo impegno a favore dell'ambiente, Lalla Hasnaa è stata invitata dal Forum a Toronto per testimoniare di questo ruolo e di quello delle donne nelle trasformazioni delle società.
Lalla Hasnaa che milita per l'ambiente dal 1999, concreta e prammatica, ha portato la sua Fondazione nelle file di un'istituzione sicura in Africa ed in Mediterraneo, oggi partner delle grandi istituzioni mondiali come l'UNESCO, ONU Ambiente, FAO, ISESCO e non solo.
Da ricordare che il 29 aprile, riuniti nel primo summit della Commissione Clima del Bacino del Congo a Brazzaville i Capi di Stato e di governo del Regno del Marocco, Angola, Camerun, Repubblica centrafricana, Repubblica del Congo, Repubblica democratica del Congo, Gabon, Guinea equatoriale, Kenya, Ruanda, Sao Tomé e Principio, Ciad, Zambia, Niger, Guinea e Senegal hanno nominato la principessa marocchina Lalla Hasnaa Ambasciatrice di buona volontà della Commissione Clima del Bacino del Congo e del Fondo Blu per il Bacino del Congo.
Il Women's Forum Canada, riunisce circa 700 politici, istituzionali, capi di impresa influenti dei paesi del G7 e oltre, e apporta distintamente un punto di vista femminile per abbordare le questioni riguardo l'insieme dell'umanità.


venerdì 11 maggio 2018

“Women’s Forum for the Economy & Society” a Toronto. Lalla Hasnaa difende le donne interpellando il Summit del G7


Toronto - La Principessa marocchina Lalla Hasnaa, presidentessa della Fondazione Mohammed VI per la Protezione dell'Ambiente, partecipa a Toronto, ai lavori del “Women's Forum Canada 2018” che si terrà a Fairmont Royal York nei giorni 10 e 11 maggio sotto il tema: “Colmare il fossato: un appello al G7 per un progresso inclusivo”.
In questo evento internazionale Lalla Hasnaa ha avuto colloqui con Chiara Corazza presidentessa del “Women’s Forum for the Economy & Society”, Elizabeth Dowdeswell luogotenente Governatore dell'Ontario, Navdeep Singh Bains ministro canadese dell'Innovazione, delle Scienze e dello sviluppo economico, Maryam Monsef, ministro della Condizione Femminile e con molte personalità del Women's Forum Canada.
Intervenuta nella sessione plenaria intitolata “lavorare insieme sul cambiamento climatico, gli oceani e l'energia”, davanti ad una platea gremita da oltre 700 leader dei paesi del G7, la Principessa Lalla Hasnaa ha fatto la congiunzione tra due faccette della sua azione: “la leadership per l'ambiente e l’impegno da madre”, spiegando come l'azione della sua Fondazione riguarda tutte le età e tutta la società per modificare i comportamenti a favore dell'ambiente. Cosi ha messo l’accento particolarmente sull'azione delle donne nell'educazione dei bambini e nella società: “Il potenziale trasformatore della leadership femminile è una grande carta vincente nell'azione globale per il clima. Le donne ne testimoniano ogni giorno, con loro impegno, la loro perseveranza e le loro realizzazioni sul campo. E io tengo, a questo riguardo, a rendere un omaggio sostenuto alla lotta delle donne nei paesi del Sud, in particolare la lotta condotto dalla donna africana”.
Leader riconosciuta nel mondo per il suo impegno a favore dell'ambiente, la Principessa Lalla Hasnaa è stata invitata a Toronto per testimoniare di questo ruolo e di quello delle donne nei trasformazioni della società. Lalla Hasnaa milita anche per lo sviluppo economico del continente africano. Grazie alla sua concretezza dei piccoli passi efficaci, la Fondazione presieduta da Lalla Hasnaa si posiziona tra le prime in Africa ed in Mediterraneo, e oggi partner dell'UNESCO, l’ONU Ambiente, FAO, l'ISESCO ..
A Toronto, dove il Women's Forum fa sentire la sua voce formulando delle raccomandazioni per G7, Lalla Hasnaa ha apportato così il messaggio della sua Fondazione e del suo paese per lo sviluppo duraturo: “il Regno del Marocco è impegnato oggi nei cantieri promettenti ed inediti di sviluppo delle energie pulite, di protezione del litorale e di salvaguardia degli ecosistemi fragili, particolarmente oasi (…) abbiamo la fortuna di costruire un quadro legale ed istituzionale, sempre più favorevole alla causa ambientale”, ha continuato la Principessa Lalla Hasnaa, sottolineando che “grazie alla volontà di Sua Maestà il Re Mohammed VI, la Costituzione di 2011 ha dedicato il diritto ad un ambiente sano ed allo sviluppo duraturo”. “Il Marocco si è dotato anche di una Carta nazionale avanzata in questi campi, l'interesse dei cittadini per la questione climatica è crescente senza tregua, particolarmente dalla presidenza marocchina della COP22 a Marrakech nel 2016”, ha sostenuto.
A Toronto sono stati illustrati i lavori della Fondazione Mohammed VI per la Protezione dell'ambiente nell’educazione e la sensibilizzazione al servizio dello sviluppo duraturo volti principalmente ai bambini ed i giovani: “Lo facciamo nei programmi come Eco-scuole, Giovani Reporter per l'ambiente, la rete delle università verdi”, oltre ai lavori fatti a casa.
Creato nel 2005, il “Women's Forum for the Economy and Society” è piattaforma internazionale che vuole mettere in primo piano la voce delle donne sulle principali poste in gioco economiche e sociali della nostra epoca. Questo forum basato a Parigi prende regolarmente posizioni su argomenti di società e si è impegnato a favore dell'accordo di Parigi sul clima particolarmente dal 2015.
Il Women's Forum Canada 2018 intende di essere così un’occasione singolare per presentare idee concrete d’informazione e d’influenza sull'agenda del Summit del G7, previsto il 8 e 9 giugno a Charlevoix in Canada, apportando nettamente un punto di vista femminile circa le questioni dell'umanità e si assegna per missione di mettere il G7 davanti alla sua responsabilità per garantire una crescita economica inclusiva.
Il programma di questo Forum è ricco di sessioni plenarie e tavoli rotondi con la partecipazione di oltre 60 relatori di 85 paesi.


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martedì 1 maggio 2018

Firmati 14 accordi tra il Marocco e la Repubblica del Congo - Brazzaville. Agricoltura, istruzione, logistica, sanità, energia ...


Il Re Mohammed VI ed il Presidente della Repubblica del Congo - Brazzaville, Dionigi Sassou N’Guesso, hanno presieduto, lunedì 30 aprile al Palazzo del Popolo a Brazzaville, la cerimonia di firma di 14 accordi di cooperazione bilaterale in diversi campi. Lo sviluppo della cooperazione in materia di pesca marittima, di acquacolture, di agricoltura e di allevamento raffigurava nel menù della serie di accordi firmati dai due capi di Stato ed i loro ministri oltre alla sanità, la pesca, l'istruzione e la formazione professionale
Un accordo concernente la realizzazione di un punto di sbarco in Repubblica del Congo è stato firmato dal ministro dell'Agricoltura e della Pesca marittimo Aziz Akhannouch, ed il ministro congolese degli Affari Esteri, Jean-Claude Gakosso.
Nel settore dell'istruzione e dell'alfabetizzazione, un protocollo che mira a trattare un programma di cooperazione tra i due paesi è stato firmato.
Un accordo è stato concluso tra l’Ufficio della Formazione Professionale (OFPPT), l'Agenzia Marocchina di Cooperazione Internazionale ed il ministero congolese dell'Insegnamento Tecnico e Professionale per accogliere subito, nel Marocco, la formazione di venti corsisti congolesi ogni anno, e di formare e perfezionare dieci formatori ogni anno in diversi settori. L'OFPPT dovrà accompagnare e mettere in opera dei centri di formazione professionale, rispondendo ai bisogni dei settori prioritari in Congo di manodopera qualificata.
Il settore della sanità è stato oggetto di accordi di partnership in materia di formazione continua dei professionisti di sanità congolese e di formazione di base dei paramedici. Sono previste formazioni del personale del Centro ospedaliero universitario di Brazzaville (CHUB).
È stato firmato un accordo per promuovere la cooperazione tra gli organismi centrali del turismo dei due paesi, le loro sedi nazionali, così come tra le agenzie ed associazioni professionali del turismo.
Infine, tanti accordi sono stati firmati nel campo delle energie e degli idrocarburi, per sviluppare lo scambio di esperienze tra i due paesi, l'assistenza tecnica per il montaggio di progetti per l'elettrificazione nel mondo rurale, l'organizzazione di stage e di cicli di formazione, e di incoraggiare gli investitori privati a realizzare progetti nelle energie rinnovabili.
Da ricordare che il Re Mohammed VI aveva sottolineato in occasione del 41imo anniversario della Marcia Verde che “la politica africana del Marocco non si limiterà in Africa occidentale e centrale, baderemo piuttosto a ciò che abbia una portata continentale, e che ingloba tutte le regioni dell'Africa”.
Il paese maghrebino è da sempre presente in Africa, conduceva e condurrà sul terreno parecchie azioni per assicurare lo sviluppo economico ed umano.
Le convenzioni firmate tra Marocco e Congo – Brazzaville rappresentano una perfetta illustrazione di legami forti tra i due paesi, e riconforterà le basi di un partenariato promettente e fruttuoso.
Il Re Mohammed VI è in visita di lavoro e di amicizia in Repubblica del Congo da venerdì, ha partecipato domenica al primo Summit dei Capi di Stato e di governo della Commissione del Summit e del Fondo blu del Bacino del Congo, invece ha avuto, lunedì al Palazzo del Popolo a Brazzaville, un colloquio col Presidente della Repubblica del Congo, Dionigi Sassou N’Guesso.



lunedì 30 aprile 2018

COMUNITÀ MAROCCHINA IN ITALIA. DATI


La significativa anzianità migratoria della comunità è rappresentata dalla quota in aumento dei permessi di lungo periodo, pari al 68,9%.
Tra i permessi a scadenza, il ricongiungimento familiare rappresenta, con il 61,4%  la principale motivazione di soggiorno, mentre il 36,2%  è per motivi di lavoro.
La comunità risulta terza per ingressi per lavoro stagionale, pari al 15,1% del totale (+5,3%).
Prima meta di destinazione dei cittadini marocchini sono le regioni settentrionali con il 69,5% delle presenze, distribuite, in particolare, in Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto. Significativo l’insediamento nel Sud Italia, con un'incidenza del 15,6%.
I titolari di imprese individuali sono 68.609, che si concentrano per il 73,4% nel settore del commercio. Con il 18,7% la comunità si posiziona al primo posto nella graduatoria complessiva.
Rilevante la quota di imprenditori marocchini presenti in Campania (10,9%).
La comunità marocchina si conferma al primo posto per numero di presenze, con 454.817 titolari di un permesso di soggiorno valido, pari al 12,2% del totale dei cittadini non comunitari in Italia.
Sostanziale equilibrio fra i generi, con una leggera prevalenza della componente maschile, pari al 54,6%. Il 41,3% dei cittadini di origine marocchina ha meno di 30 anni.
In diminuzione (-23,1%) la presenza di minori che rappresentano il 15,3% dei minori non comunitari. Elevata la loro presenza nel circuito scolastico italiano, superiore all’80%.
In aumento significativo (+40,8%) il numero di laureati marocchini negli ultimi cinque anni.
Il 45,9% delle attivazioni di contratti a favore di lavoratori marocchini ricade nel settore dei Servizi. L’Agricoltura, con il 38%, rappresenta il secondo settore per numero di attivazioni.
Rispetto ad un tasso di occupazione del 46,6%, il coinvolgimento femminile nel mercato del lavoro si ferma al 21,9%.
Rilevanti le quote degli inattivi (40,9%) e di disoccupati (21,2%), di molto superiori alla media dei migranti non comunitari.
La comunità marocchina risulta prima per numero di iscritti alle tre principali sigle sindacali italiane, coprendo il 9,4% dei tesserati stranieri.
In particolare, i lavoratori appartenenti alla comunità iscritti alla CGIL il 9,5% degli iscritti stranieri del sindacato, alla UIL il 12,4% e il 7,5% alla CISL.

Il Re Mohammed VI del Marocco in Congo - Brazzaville per sostenere lo sviluppo africano


Ieri, la capitale della Repubblica del Congo - Brazzaville, ha ospitato il primo Summit del “Fondo blu per il bacino del fiume Congo”. L’obiettivo dell’incontro è quello di raccogliere ed organizzare fondi per preservare e sviluppare in maniera sostenibile la regione del secondo polmone verde del pianeta dopo la foresta Amazzonica. Una zona con 220 milioni di ettari di foreste e di quasi 4 milioni di km quadrati popolata da circa 93 milioni di abitanti, estesa in tanti paesi come Repubblica democratica del Congo, Congo - Brazzaville e Gabon, e ricoperta per il 45% da una densa foresta pluviale, che è però minacciata da deforestazione, attività minerarie e bracconaggio.
Iscrivendosi in una logica di sviluppo duraturo, il Fondo blu per il bacino del Congo è un fondo internazionale di sviluppo volto a permettere agli Stati della sotto-regione del bacino del Congo di passare da un'economia legata allo sfruttamento delle foreste ad un'economia che si appoggia sulle risorse generate dalla gestione delle acque come quella dei fiumi.
La Commissione del Fondo blu per il Congo è stata lanciata un anno e mezzo fa durante Conferenza Onu sul Clima di Marrakech COP22 in Marocco. Nel marzo dello scorso anno era poi stato firmato un protocollo d’intesa da 12 paesi nella capitale congolese Brazzaville.
L’iniziativa prevede una politica comune sulla preservazione ambientale della regione e il finanziamento di progetti con obiettivi ambiziosi come: l’adeguamento dei 25mila km di vie fluviali navigabili, la costruzione di impianti idroelettrici a basso impatto ambientale, la lotta contro i metodi illegali di pesca, lo sviluppo dell’ecoturismo e il potenziamento dell’irrigazione agricola. I fondi “blu” raccolti a questo scopo dovrebbero arrivare a 3 miliardi di euro nel lungo termine.
Il summit ha consacrato il ruolo precursore del Regno nella difesa degli interessi ambientali del continente africano, infatti, il Re Mohammed VI che ha fatto dall'Africa una priorità della sua diplomazia e grande sponsorizzatore dell’iniziativa era ospite d’onore dell’evento, in questa occasione, ha detto: “Se noi auguriamo proteggere il pianeta (...), noi dobbiamo trasformare le nostre economie sulla base dello sviluppo duraturo”.
Il Marocco ha mobilitato le competenze acquisite nella lotta contro i cambiamenti climatici per garantire il successo dell'ambizioso progetto della commissione per il Bacino del Congo. “Abbiamo scelto di supportare questo programma perché si basa su un nuovo paradigma che soddisfa le esigenze attuali e future. Si basa, infatti, su programmi integrati, inclusivi e uniti della nuova economia blu e verde”, in questo contesto, il Sovrano ha sottolineato la “dimensione umana al centro del progetto”, l'obiettivo è creare “una dinamica virtuosa” per la quale “la vera sfida è la salvaguardia e la valorizzazione di un prezioso patrimonio africano: il fiume Congo”, un dovere verso i 200 milioni africani che vi abitano.
In questa occasione il presidente del Congo - Brazzaville, Dionigi Sassou Nguesso ha detto: “Invito i nostri partner finanziari a tenere le loro promesse ed ad accompagnarci con loro appoggi”.
Hanno partecipato oltre al Re Mohammed VI e il presidente congolese: Paul Kagame, presidenti di Ruanda e dell'Unione africana, Teodoro Obiang Nguema di Guinea equatoriale, Macky Sall di Senegal, Joao Lourenço d’Angola, Ali Bongo Ondimba di Gabon, Faustin Arcangelo Touadera di Centrafrica, Mahamadou Issoufou di Niger, Alfa Condé di Guinea, ed Evaristo Carvalho di Sao Tomé e Principio.
I rapporti tra Marocco e Africa
Nel suo discorso annunciato eccezionalmente da Dakar, in occasione del 41imo anniversario della Marcia Verde, il Re Mohammed VI aveva sottolineato che questo discorso “traduce tutto l'interesse che noi portiamo al nostro continente. La politica africana del Marocco non si limiterà in Africa occidentale e centrale, baderemo piuttosto a ciò che abbia una portata continentale, e che ingloba tutte le regioni dell'Africa”.
Il paese maghrebino è da sempre presente in Africa, conduceva e condurrà sul terreno parecchie azioni per assicurare lo sviluppo economico ed umano.
Quanto ai rapporti tra Marocco e  Congo – Brazzaville, la visita ufficiale del Re in corso in questo paese è la seconda dalla sua intronizzazione è in perfetta simbiosi con la visione illuminata del Sovrano concernente Africa, e rappresenta una illustrazione dei legami forti tra il Regno ed i Congo, e riconforterà le basi di un partenariato promettente e fruttuoso che ingloba tutti i settori.


lunedì 23 aprile 2018

Nuovo rapporto finanziato dalla commissione europeo: Polisario implicato negli atti terroristici nella regione sahelo-sahariana


L'implicazione del gruppo separatista Polisario negli atti terroristici nella regione sahelo-sahariana è stata evidenziata di nuovo da un rapporto finanziato dalla Commissione europea, cosi conferma la collusione dei separatisti coi gruppi terroristici che imperversano nella regione.
Il gruppo separatista basato in Algeri e nei campi di Tindouf.
Secondo il rapporto di “Project Safte” di ricerca internazionale che conduce investigazioni sull'accesso dei terroristi al commercio illegale di armi da fuoco, la regione sahelo-sahariana ha conosciuto degli incidenti violenti che hanno implicato il MUJAO, il Fronte Polisario ed Ansar Dine durante il periodo 2010 -2016.
Il rapporto intitolato “Mercati illeciti ed acquisizione di armi da fuoco per le reti terroristiche in Europa”, elaborato per un gruppo internazionale di esperti in armi, rileva che la collusione tra Polisario ed i gruppi terroristici che operano nella regione è stata facilitata dalla situazione in Libia, la porosità delle frontiere e l'incapacità dei poteri centrali di certi paesi della regione a controllare il loro vasto territorio. Secondo questo documento, “la capacità degli Stati della regione del Sahel a controllare le loro frontiere è limitata abbastanza, perché l'ambiente naturale desertico è tradizionalmente uno spazio di circolazione dove alcuni punti di passaggio ufficiale sono aggirati facilmente dai passeurs tradizionali ed i nuovi trafficanti”.
Per “Project Safte”, la disponibilità e la circolazione delle armi nel mercato nero nella regione si sono moltiplicate considerevolmente dopo la caduta del regime di Gheddafi ed i conflitti successive in questo paese, indicando che il Fronte Polisario ha approfittato bene di questa situazione e ha disposto oggi di un “eccedente d’armamento”.
Oltre la sua implicazione nel terrorismo, il Polisario che, grazie all'appoggio dell'Algeria e dopo la caduta del regime di Gheddafi in Libia, si è dotato di un arsenale relativamente importante, si dedica oggi all'attività altamente lucrativa di traffico illegale e di vendita di armi.
Secondo il rapporto, “il Polisario dispone oramai di armi sufficienti per vendere ed approvvigionare il mercato regionale”, indicando che nell'assenza di una soluzione alla questione del Sahara, la zona non è impermeabile alle attività di contrabbando ed al traffico di armi, precisando che è difficile determinare quante armi sono entrate in circolazione nel contesto dell'instabilità nata dalla situazione in Libia.
Il rapporto, citando gli esperti, mette in guardia contro il fatto che “certe di queste armi finiranno anche nell'Unione europea”, ricordando che nel 2015, Europol aveva dichiarato pubblicamente per la prima volta che le armi che provengono dai conflitti in Libia, in Siria ed in Mali erano disponibili sul mercato nero europeo e che questi paesi potrebbero diventare dei fornitore maggiori d’armi illegali verso l’UE.